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GIOVANNI PAOLO II

(1978-2005)

 

Giovanni Paolo II

Storia della Chiesa

Piccolo vocabolario Teologico

I Pontefici

Primo Papa slavo e primo Papa non italiano dai tempi di Adriano VI (1522-1523), Karol Wojtyla è nato il 18 maggio 1920 a Wadowice, città a 50 Km da Cracovia da una famiglia di modeste condizioni. Proprio in quei mesi la Polonia torna all'indipendenza con i trattati di Versailles (1919) e di Riga (1921) che la liberano dal dominio austriaco e russo. Suo padre, anch'egli di nome Karol, è nato nel 1879 e ha 40 anni. Dal 1904 è ufficiale amministrativo della caserma dell'esercito a Wadowice, cittadina di quindicimila abitanti nel sud della nazione. La madre, Emilia Kaczowska, aveva 36 anni al momento della nascita di Karol Wojtyla, al momento del parto avrebbe chiesto alla levatrice di aprire la finestra in modo che i primi suoni a giungere all'orecchio del neonato fossero i canti in onore di Maria, della funzione vespertina del mese di maggio. A poco più di un mese dalla nascita, il 20 giugno, viene battezzato e riceve i nomi Karol e Jozef.

Il 13 Aprile 1929 muore la madre Emilia, il 5 dicembre del 1932 muore il fratello Edmund, muore di un epidemia virulenta di scarlattina, nell'ospedale dove stava iniziando la sua professione di medico. Il Padre gli passò l'amore per lo Spirito Santo, gli raccomandava di pregare lo Spirito Santo. L'amore per le sue origini polacche l'accompagnerà sempre "Io sono figlio di una nazione che ha vissuto le più grandi esperienze della storia, che i suoi vicini hanno condannato a morte a più riprese, ma che è sopravissuta e che è rimaste se stessa. Essa ha conservato la sua identità e ha conservato, nonostante le spartizioni e le occupazioni straniere, la sua sovranità nazionale, non appoggiandosi sulle risorse della forza fisica, ma unicamente appoggiandosi sulla sua cultura"[1].

L'amore per lo sport e la natura lo accompagna sin da piccolo e così ci si ricorda di lui come il Papa sciatore o il Papa immerso tra la natura "essere montanari non è solamente una sana disciplina corporea, vigorosa ed esigente, ma prepare e dispone a superare le debolezze fisiche; ma che inteso in modo integrale, come voi fate, è una scuola di vita, dove imparate a praticare la generosità, la solidarietà e il cameratismo, il dominio di voi stessi, il senso dell'iniziativa e del rischio. E ancora di più è, vissuto come voi fare da un'ottica di fede, un modo privilegiato di scoprire Dio nelle meraviglie della sua creazione e di destare il desiderio dell'incontro con lui, dalle cime che si avvicinano al cielo[2].

Ha studiato alla facoltà di filosofia dell'università Jagellonica, seguendo corsi di filologia polacca. Riuscì a finire solo il primo anno, interrompendo per la guerra. Fu un momento molto travagliato per Karol e per tutta la Polonia. Fu proprio in questo periodo che Karol scoprì la sua vocazione al sacerdozio e iniziò a studiare nel segreto. Per evitare la deportazione ai lavori forzati in Germania occorre l'ausweis, un lasciapassare rilasciato dalle autorità tedesche ai lavoratori socialmente utili, così Karol nell'autunno del 1940  iniziò a lavorare come operaio in una cava di pietra. I responsabili della cava, che erano polacchi, cercavano di risparmiare agli studenti i lavori più pesanti, e così a Karol fu affidato il compito di aiutante del cosiddetto brillatore.

Il 18 febbraio 1941 muore anche suo padre e il giovane Karol resta solo, di lui dice il Papa "era così esigente verso se stesso da non avere alcun bisogno di mostrarsi esigente con suo figlio: bastava il suo esempio a insegnare la disciplina e il senso del dovere[3]. La vocazione in Karol prende sempre più posto nel suo cuore e nell'autunno del 1942 prese la decisione definitiva di entrare nel seminario di Cracovia, che funzionava clandestinamente.

Il 18 gennaio 1945 è il giorno della liberazione. Il 1° novembre1946 all'età di 26 anni viene ordinato sacerdote. Il 15 novembre 1946 parte per Roma per completare i suoi studi teologici, soggiornò nel Collegio belga a Roma, e lo stesso futuro pontefice racconta come all'udienza concessa ai giovani sacerdoti e seminaristi del colleggio belga "Pio XII avvicinandosi a ciascuno dei presenti arrivò a me, il rettore del Colleggio disse che provenivo dalla Polonia. Il papa si fermò un momento con evidente emezione e ripetè 'dalla Polonia' e disse in polacco 'Sia lodato Gesù Cristo', ciò ebbe luogo nei primi mesi dell'anno 1947"[4]. Finito gli studi a Roma tornò poi in Polonia, arrivato a Cracovia gli fu data la sua prima parrocchia, gli furono affidate cinque scuole elementari nelle campagne appartenenti alla parrocchia. Dopo un anno fu trasferito nella parrocchia di San Floriano a Cracovia. Il parroco, monsignor Tadeusz Kurowski gli affidò la catechesi nelle classi superiori del liceo e la cura pastorale tra gli studenti universitari. Così Karol si trova in ambiente universitario, circondato da studenti e trascorre le giornate in loro compagnia, anche "cantando con i giovani, ragazzi e ragazze"[5].

Nel 1951 dopo due anni di lavoro nella parrocchia di San Floriano, dovette prepararsi per l'abilitazione alla libera docenza in etica e in teologia morale. Nel 1953 ottiene l'abilitazione e comincia a insegnare, il 15 giugno 1957 ottiene la nomina a libero docente. L'università Jagellonica fu presto soppressa dalle autorità comuniste. Dai suoi ragazzi viene chiamato confidenzialmente wujek (zio).

Il 4 Luglio 1958 riceve la nomina a vescovo ausiliare di Cracovia. Le parole di Karol di fronte a questa nomina furono "Eminenza, io sono troppo giovane, ho appena 38 anni" ma lui replicò "E' una debolezza di cui si libererà presto. La prego di non opporsi alla volontà del Santo Padre", la risposta del futuro Papa è stata a quel punto solamente "Accetto". “Allora andiamo a pranzo” concluse il primate[6]. Il 28 settembre 1958 riceve l'ordinazione episcopale. L'11 ottobre del 1962 Papa Giovanni XXIII apre il Concilio Vaticano II, Karol, ormai vescovo, ci partecipa. Fu qui che stinse amicizia con il cardinale Alfred Bengsch, Joseph Hoffner ma soprattutto Joseph Ratzinger che descrive come uomini di elevata preparazione teologica. Il 13 gennaio 1964 viene nominato arcivescovo di Cracovia e il 26giugno 1967 riceve da Paolo VI la porpora cardinalizia. Come arcivescovo di Cracovia ebbe intensi contatti con la comunità ebraica della città, rapporti continuati poi anche dopo il trasferimento a Roma. Nel 1972 pubblica un libro proprio sul Concilio Vaticano II, Alle fonti del rinnovamento. Studio sull'attuazione del Concilio Vaticano II.

Come vescovo di Cracovia difese l'università Jagellonica dalle autorità comuniste che sostenevano che tale facoltà era stata trasferita a Varsavia. Questa battaglia fu vinta in quanto nacque a Cracovia l'autonoma Pontificia Facoltà di teologia e poi la Pontificia Accademia di teologia. La sua lotta contro il regime comunista accompagnò questo periodo, non difese solo la Teologia, ma anche le associazioni cattoliche per la gioventù, la costruzione di nuove chiese, tutte cose avversate dal regime comunista.

         Il 26 Agosto 1978 viene eletto Giovanni Paolo I, appena un mese più tardi nella notte tra il 28 e il 29 settembre muore. Il 3 ottobre 1978 prende l'aereo per tornare a Roma dove il 14 ottobre entra nuovamente in Conclave. E il 16 ottobre 1978 intorno alle ore 17.15 Karol Woityla diventa il 263° successore di San Pietro. E lì inizio il primo suo famosissimo discorso, lo ricorderete un po' tutti, anche perché spesso continua ad andare in onda in televisione: "Sia lodato Gesù Cristo. Carissimi fratelli e sorelle, siamo ancora tutti addolorati dopo la morte del nostro amatissimo Papa Giovanni Paolo I. Ed ecco che gli eminentissimi cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato da un Paese lontano... lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana. Io ho avuto paura a ricevere questa nomina, ma l'ho fatto nello spirito dell'ubbidienza verso Nostro Signore Gesù Cristo e nella fiducia totale verso la sua Madre, la Madonna santissima. Non so se posso bene spiegarmi nella vostra... nostra lingua italiana. Se mi sbaglio mi corriggerete. E così mi presento a voi tutti, per confessare la nostra fede comune, la nostra speranza, la nostra fiducia nella Madre di Cristo e della Chiesa, e anche per incominciare di nuovo su questa strada della storia e della Chiesa, con l'aiuto di Dio e con l'aiuto degli uomini". Con quello sbaglio, quel suo primo e forse ultimo errore da Pontefice conquista già il cuore dei romani "se mi sbaglio mi corriggerete" mai errore fu più dettato dallo Spirito Santo. Il Papa divenne da subito uno di noi.

Durante il conclave il cardinale Stefan Wyszynski si avvicinò a lui e disse "Se ti eleggeranno non rifiutare", rispose il futuro Papa "Grazie tante. Mi è stato di grande aiuto, cardinale". Alla domanda postagli "Accetti?" così risposte Karol "Nell'obbedienza della fede, davanti a Cristo mio Signore, affidandomi alla Madre di Cristo e della Chiesa, consapevole delle grandi difficoltà, accetto". Alla fine del conclave si avvicinò il cardinale Wyszynski e disse a Karol "Sarebbe auspicabile che lei potesse prendere il nome di Giovanni Paolo", ma questa era già l'idea del nuovo Papa che già aveva scelto questo nome, da subito amato appena lo scelse Albino Luciani, Giovanni Paolo I, e così rispose "Si, pensavo di fare così".

           Tra le prime parole del suo pontificato spiccano quelle che ne hanno fatto la storia, quelle che spesso sono prese come sintesi, estrema sintesi. Furono dette qualche giorno dopo la sua elezione era infatti il 22 ottobre quando urlò il suo grido di speranza: "Aprite le porte, aprite le porte" unito a quel "Non abbiate paura".

           Una cosa che non si potrà dire di questo pontificato è che fu un Papa immobile, veniva da un paese lontano, ma continuò a visitare paesi lontani, dice infatti dei suoi viaggi "Alcuni, in Europa, pensano che il Papa non dovrebbe viaggiare, che egli dovrebbe restare a Roma, com'è sempre stato. Leggo queste cose sui giornali, ricevo consigli in tal senso. Invece, voglio dire qui che è una grazia di Dio essere venuto, perchè venendo qui posso conoscervi. Come posso sapere altrimenti chi siete, come vivete, qual è la vostra storia? E questo mi rafforza nella convinzione che è venuto il tempo in cui i vescovi di Roma - cioè i Papi - non devono considerarsi soltanto successori di Pietro, ma anche come gli eredi di Paolo, che, lo sappiamo bene, non stava mai fermo: era sempre in viaggio"[7].

          Altro dato del suo pontificato è di certo l'attenzione per i giovani e così all'Angelus del 22 Ottobre del 1978 rivolse uno speciale saluto ai giovani "Voi siete l'avvenire del mondo, voi siete la speranza della Chiesa, voi siete la mia speranza" e il 18 Febbraio del 1982 spiega: "Ho sempre amato molto i giovani: quando avevo la vostra età, ma anche nel mio ministero sacerdotale ed episcopale, e adesso che il Signore mi ha chiesto di servire alla testa della Chiesa. Amo i giovani perchè sono come la primavera che sorge sul mondo e su ciascun Paese in particolare, con la sua luce e le sue ricche promesse. I giovani che ho incontrato mi hanno dato la certezza che il nostro mondo ha un futuro grazie a loro".

          Altra qualità di Giovanni Paolo II è sicuramente l'ironia "Qui sono scritte alcune frasi in romanesco: 'damose da fà' 'volemose bene!', 'Semo romani!'. Non ho imparato bene il romanesco: vuol dire che non sono un buon vescovo di Roma?" (26 Febbraio 2004), o ancora "Entrando in questa casa, ho chiesto fino a che anno si può ancora considerarsi giovani. Mi è stato risposto fino ai 40 anni; ho risposto: allora sono perduto!", mentre il 25 Gennaio del 1998 afferma: "Non sono contrario agli applausi, perchè quando applaudite, il Papa può riposarsi un po'". Spesso proprio ai giovani si propone in modo spiritoso e così fa il 3 Giugno del 1988 "Avete appena cantato 'il sole scende già': questo è un segno per un uomo che vive l'orario normale, l'orario solare, è un segno, quando scende il sole l'uomo deve pensare anche come scendere nel sonno. Ma i giovani sono sempre diversi, per questo ho detto per loro quando scende il sole vuol dire: bisogna cominciare i canti. Non avrei nulla in contrario a questo programma se va bene per voi va bene anche per me; ma vi ripeto ancora una volta che c'è qualche differenza tra 'giovani' e 'Giovanni', anche se Giovanni Paolo è qualche differenza. Se per voi giovani lo scendere del sole significa incominciare i canti e proseguire a cantare per tutta la notte, per me Giovanni Paolo lo scendere del sole vuol dire riposare un po'"[8].

          Il 4 Marzo del 1979 Giovanni Paolo II pubblica la sua prima enciclica Redemptor hominis, la sintesi dell'enciclica la troviamo proprio all'inizio, quando il pontefice afferma "Il Redentore dell'uomo, Gesù Cristo, è centro del cosmo e della storia"[9]. Il 30 Novembre 1980 viene pubblicata l'enciclica Dives in misericordia, questa enciclica ha come tema la misericordia di Dio, lo scopo principale è ricordare l'amore del Padre, rivelato in tutta la missione messianica di Cristo.

          Il 1981 è invece l'anno dell'attentato, alle ore 17:19 del 13 maggio, mentre sta salutando i fedeli che affollano piazza San Pietro per l'udienza del mercoledì, resta vittima dei colpi di pistola sparati da Alì Agca. Operato d'urgenza al policlinico Gemelli, torna in Vaticano dopo ventidue giorni di degenza, il 3 giugno. Ma un'infezione da citomegalovirus lo costringe, il 20 giugno, a un ulteriore ricovero. Dopo il nuovo intervento chirurgico del 5 agosto, viene definitivamente dimesso il 14 agosto. Pochi giorni dopo, il 17 Maggio le parole del Papa sono queste: "Sono particolarmente vicino alle due persone ferite insieme con me. Prego per il fratello che mi ha colpito, al quale ho sinceramente perdonato. Unito a Cristo, sacerdote e vittima, offro le mie sofferenze per la Chiesa e per il mondo" . Stranamente come ricorda Giovanni Paolo stesso il 7 dicembre 1981 "l'evento in piazza San Pietro, ha avuto luogo nel giorno e nell'ora nei quali da più di sessant'anni si ricorda a Fatima nel Portogallo la prima apparizione della Madre di Cristo ai poveri contadinelli"[10].

Il 14 Settembre del 1981 viene pubblicata l'enciclica Laborem exercens. Si tratta di un'enciclica sociale, qui il pontefice afferma che il vero scopo di ogni sistema economico, sociale e politico e di ogni modello di sviluppo è la promozione integrale della persona umana.

          Dal 12 al 15 Maggio compie la visita pastorale in Portogallo, con il pellegrinaggio a Fatima a un anno dall'attentato. Secondo Giovanni Paolo II è sempre stata la particolare protezione della Madre di Cristo a salvargli la vita.

           Il 25 gennaio del 1983 promulga il nuovo Codice di diritto Canonico, che sostituisce quello emanato da Papa Benedetto XV nel 1917. Il 14 e il 15 Agosto dello stesso anno si reca in pellegrinaggio a Lourdes.

          Il 27 dicembre del 1983 visita il suo attentatore, Alì Agca, nel carcere romano di Rebibbia "Oggi ho potuto incontrare il mio attentatore e ripetergli il mio perdono, come già feci subito, non appena mi fu possibile. Ci siamo incontrati da uomini e da fratelli e tutte le vicende della nostra vita portano a questa fratellanza".

          Nel 1985 viene istituita la Giornata mondiale della gioventù, da celebrare la domenica delle Palme. Il 18 Maggio 1986 viene pubblicata l'enciclica Dominum et vivificantem, una nuova enciclica che ha come tema questa volta lo Spirito Santo, dopo le due precedenti dedicate al Padre e al Figlio. Il 27 Ottobre presiede ad Assisi la Giornata mondiale di preghiera per la pace, cui partecipano moltissimi capi religiosi di ogni parte del mondo.

          Il 25 Marzo del 1987 c'è un enciclica su Maria: la Redemptoris Mater, l'enciclica è proprio all'inizio di un anno dedicato a Maria, un'enciclica di aiuto ai fedeli chiamati a celebrare l'anno mariano. Il 30 dicembre 1987 è il giorno dell'encilica Sollicitudo rei socialis, per commemorare il 20° anniversario dell'enciclica del Papa Paolo VI Populorum progressio. Il 15 Agosto del 1988 chiude l'anno mariano e il 30 settembre viene resa nota la lettera apostolica Mulieris dignitatam in cui parla della dignità e della vocazione della donna nella Chiesa.

          Il 7 Dicembre 1990 viene pubblicata la Redemptoris missio, in cui si parla del mandato missionario affidato da Cristo alla Chiesa. Del 1 Maggio 1991 è invece Centesimus Annus, enciclica che ricorda il centenario della Rerum Novarum di Leone XIII. Il 15 gennaio del 1991 invia una lettera al presidente degli Stati Uniti, George Bush e dell'Iraq, Saddam Hussein allo scopo di scongiurare la guerra del Golfo Persico.

           Il 9 Dicembre del 1992 viene reso noto il Catechismo della Chiesa cattolica, già approvato in giugno. Il 9 e 10 Gennaio 1993 presiede l'incontro di preghiera per la pace in Europa e specialmente nei Balcani.

A Giovanni Paolo II non manca di certo il coraggio quando il 9 Maggio ad Agrigento lancia un duro monito contro i mafiosi "Dio ha detto una volta: non uccidere! Nessun uomo, nessuna associazione umana, nessuna mafia può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio. Questo popolo siciliano è un popolo che ama la vita, che dà la vita. Non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, di una civiltà della morte. Qui ci vuole una civiltà della vita. [...] Mi rivolgo ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio".

          Il 6 Agosto del 1993 vede la luce un'altra enciclica: Veritatis splendor. Questa riguarda la teologia morale, in particolare riafferma la dignità e la grandezza della persona umana creata a immagine di Dio. L'11 Novembre dello stesso anno il Papa scivola e riporta una lussazione alla spalla destra, che gli viene immobilizzata per un mese con un bendaggio. Il 28 Aprile del 1995 cadrà di nuovo e si procurerà una frattura del femore destro.

  Il 25 Marzo 1995 una nuova enciclica: Evangelium vitae, "una meditazione sulla vita, colta nella pienezza delle sue dimensioni naturali e soprannaturali; una meditazione intessuta di gratitudine al Signore, Dio della vita, e accompagnata da un forte appello ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà, perché insieme ci si ponga generosamente al servizio di questo fondamentale bene, proclamando davanti al mondo il Vangelo della vita"[11] (26 Marzo 1995). Il 25 Maggio dello stesso anno vede la luce una nuova enciclica Ut unum sint, sull'impegno ecumenico della Chiesa.

        Del 14 Settembre del 1998 è la famosa enciclica Fides et Ratio, Fede e Ragione, qui si tratta dei rapporti tra fede e ragione, presentate come due diverse vie (ma complementari) per raggiungere Dio.

          Il 29 Novembre del 1999 viene resa nota la bolla Incarnationis mysterium, con la quale annuncia il grande Giubileo del 2000. Dal 20 al 26 Marzo del 2000 si reca in pellegrinaggio in Terra Santa. E il 30 aprile presiede la cerimonia di canonizzazione di suor Faustina Kowalska, l'apostola della Divina Misericordia.

Il 19 e il 20 Agosto presiede il Giubileo dei giovani e in questa occasione disse "Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete a essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete a un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa Terra sempre più abitabile per tutti. Cari giovani del secolo che inizia, dicendo si a Cristo, voi dite si a ogni vostro più nobile ideale! Io prego perchè Egli regni nei vostri cuori e nell'umanità del nuovo secolo e del nuovo millennio. Non abbiate paura di affidarvi a Lui, Egli vi guiderà, vi darà la forza di seguirLo ogni giorno e in ogni situazione".

 Il pontificato di Giovanni Paolo II passa poi per il terribile attentato dell'11 Settembre 2011 che ha colpito gli Stati Uniti e per la canonizzazione di Padre Pio da Pietralcina del 16 Giugno del 2002.

        Nel 2003 il conflitto in Iraq è di nuovo vicino e nell'Angelus domenicale del 16 Marzo dice: "I responsabili politici di Baghdad hanno l'urgente dovere di collaborare pienamente con la comunità internazionale, per eliminare ogni motivo d'intervento armato [...] ma vorrei pure ricordare ai Paesi membri delle Nazioni Unite, e in particolare a quelli che compongono il Consiglio di sicurezza, che l'uso della forza rappresenta l'ultimo ricorso, dopo aver esaurito ogni altra soluzione pacifica [...] Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto questa esperienza 'mai più la guerra!'"[12].

          Il 17 aprile del 2003, quella che sarà la sua ultima enciclica, viene pubblicata: Ecclesia de eucharistia, sulla centralità dell'eucarestia nella Chiesa.

          Il 19 ottobre del 2003 presiede in piazza San Pietro la cerimonia di beatificazione di madre Teresa di Calcutta, di lei dice Giovanni Paolo II "la sua vita è stata un vivere radicale e una proclamazione audace del Vangelo".

L'11 Marzo del 2004 si assiste ancora una volta a un terribile attentato quello di Madrid che provoca 201 morti e 1400 feriti, di fronte a quest'ennesima barbarie Giovanni Paolo II fa ancora sentire la sua voce "L'orrendo crimine ha scosso l'opinione pubblica mondiale. Dinnanzi a tanta barbarie si resta profondamente sconvolti, e ci si chiede come l'animo umano possa giungere a concepire misfatti così esecrandi. Nel ribadire l'assoluta condanna di simili atti ingiustificabili, esprimo ancora una volta la mia partecipazione al dolore dei familiari e delle vittime e la mia vicinanza nella preghiera ai feriti e ai loro congiunti" (14 Marzo 2004).

         Il 27 Novembre del 2004 presiede la celebrazione ecumenica per la consegna al Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, delle reliquie dei santi Gregorio di Nazianzo e Giovanni Crisostomo.

        Giovanni Paolo II il 2 Aprile 2005 alle ore 21 e 37 torna alla casa del Padre.

 

Il pontificato del perdono

 

          Il pontificato di Giovanni Paolo II è importante anche per i primi mea culpa della Chiesa, le prime richieste di perdono.

 

 

          Il 12 Marzo del 2000 è la giornata giubilare del perdono, è sicuramente il punto di arrivo del pontificato del perdono di Giovanni Paolo II che parte dal riconoscere gli errori della Chiesa negli anni per poi arrivare a chiedere perdono sia alle vittime di tali errori che a Dio. Per contestualizzare questa giornata nella storia della Chiesa ci lasciamo aiutare da Memoria e riconciliazione, il documento al n.1.1 fa una breve storia del giubileo, facendo notare la continuità ma anche la discontinuità:

"il Giubileo è stato sempre vissuto nella Chiesa come un tempo di gioia per la salvezza donata in Cristo e come un'occasione privilegiata di penitenza e di riconciliazione per i peccati presenti nella vita del popolo di Dio. Sin dalla sua prima celebrazione sotto Bonifacio VIII nell'anno 1300 il pellegrinaggio penitenziale alla tomba degli Apostoli Pietro e Paolo è stato associato alla concessione di un'indulgenza eccezionale per procurare, col perdono sacramentale, la remissione totale o parziale delle pene temporali dovute ai peccati. In questo contesto, tanto il perdono sacramentale che la remissione delle pene rivestono un carattere personale. Nel corso dell'" anno del perdono e della grazia ", la Chiesa dispensa in modo particolare il tesoro di grazie che il Cristo ha costituito a suo favore. In nessuno dei giubilei celebrati finora c'è stata, tuttavia, una presa di coscienza di eventuali colpe del passato della Chiesa, né del bisogno di domandare perdono a Dio per comportamenti del passato prossimo o remoto.

È anzi nell'intera storia della Chiesa che non si incontrano precedenti richieste di perdono relative a colpe del passato, che siano state formulate dal Magistero. I Concili e le decretali papali sanzionavano certo gli abusi di cui si fossero resi colpevoli chierici o laici, e non pochi pastori si sforzavano sinceramente di correggerli. Rarissime sono state però le occasioni in cui le autorità ecclesiali - papa, vescovi o concili - hanno riconosciuto apertamente le colpe o gli abusi di cui si erano rese esse stesse colpevoli. Un esempio celebre è fornito dal papa riformatore Adriano VI che riconobbe apertamente, in un messaggio alla Dieta di Norimberga del 25 novembre 1522, " gli abomini, gli abusi [...] e le prevaricazioni " di cui si era resa colpevole " la corte romana " del suo tempo, " malattia [...] profondamente radicata e sviluppata ", estesa " dal capo ai membri ". Adriano VI deplorava colpe contemporanee, precisamente quelle del suo predecessore immediato Leone X e della sua curia, senza tuttavia associarvi una domanda di perdono.

Bisognerà attendere Paolo VI per vedere un Papa esprimere una domanda di perdono rivolta tanto a Dio, che a un gruppo di contemporanei. Nel discorso di apertura della seconda sessione del Concilio il Papa " domanda perdono a Dio [...] e ai fratelli separati " d'Oriente che si sentissero offesi "da noi " (Chiesa cattolica), e si dichiara pronto, da parte sua, a perdonare le offese ricevute. Nell'ottica di Paolo VI la domanda e l'offerta di perdono riguardavano unicamente il peccato della divisione tra i cristiani e supponevano la reciprocità."[13]

          Ed è ancora questo documento a continuare la storia delle richieste di perdono, o meglio del riconoscimento degli errori, con il Concilio Vaticano II:

"Il Vaticano II si pone nella stessa prospettiva di Paolo VI. Per le colpe commesse contro l'unità - affermano i Padri conciliari - " chiediamo perdono a Dio e ai fratelli separati, come pure noi rimettiamo ai nostri debitori " (Unitatis redintegratio, 7). Oltre le colpe contro l'unità, il Concilio segnala altri episodi negativi del passato, in cui i cristiani hanno avuto una responsabilità. Così, " deplora certi atteggiamenti mentali, che talvolta non mancano nemmeno tra i cristiani ", che hanno potuto far pensare a un'opposizione fra la scienza e la fede.(Gaudium et spes, 36.) Parimenti, considera che " nella genesi dell'ateismo " i cristiani possono aver avuto " una certa responsabilità ", nella misura in cui con la loro negligenza hanno " velato piuttosto che rivelare il genuino volto di Dio e della religione "(Gaudium et spes, 19). Inoltre, il Concilio " deplora " le persecuzioni e manifestazioni d'antisemitismo compiute " in ogni tempo e da chiunque”(Nostra Aetate, 4). Il Concilio tuttavia non associa una richiesta di perdono ai fatti citati.

Dal punto di vista teologico il Vaticano II distingue fra la fedeltà indefettibile della Chiesa e le debolezze dei suoi membri, chierici o laici, ieri come oggi, e dunque fra di essa, Sposa di Cristo " senza macchia né ruga [...] santa e immacolata " (cf. Ef 5,27), e i suoi figli, peccatori perdonati, chiamati alla metanoia permanente, al rinnovamento nello Spirito Santo. " La Chiesa, che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento ".(Lumen gentium, 8)

Il Concilio ha anche elaborato alcuni criteri di discernimento riguardo alla colpevolezza o alla responsabilità dei vivi per le colpe passate. In effetti, ha richiamato, in due contesti differenti, la non imputabilità ai contemporanei di colpe commesse nel passato da membri della loro comunità religiosa:

·         " Quanto è stato commesso durante la passione (di Cristo) non può essere imputato né indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi né agli ebrei del nostro tempo"(Nostra Aetate, 4).

·         " Comunità non piccole si sono staccate dalla piena comunione della Chiesa cattolica, talora non senza colpa di uomini d'entrambe le parti. Quelli poi che ora nascono e sono istruiti nella fede di Cristo in tali comunità non possono essere accusati del peccato di separazione, e la Chiesa cattolica li abbraccia con fraterno rispetto e amore "(Unitatis redintegratio, 3).

Al primo Anno Santo celebrato dopo il Concilio, nel 1975, Paolo VI aveva dato per tema 'rinnovamento e riconciliazione', precisando, nell'Esortazione apostolica Paterna cum benevolentia, che la riconciliazione doveva anzitutto operarsi tra i fedeli della Chiesa cattolica. Come nella sua origine, l'Anno Santo restava un'occasione di conversione e di riconciliazione dei peccatori con Dio attraverso l'economia sacramentale della Chiesa."[14]

         Il pontificato di Giovanni Paolo II fa qualcosa di più rispetto al passato, tantissimi i riconoscimenti di errori e tante le richieste di perdono:

1.      Per prime le colpe che hanno portato a un divisione dell'unità dei cristiani e propone come medicina principale la preghiera ecumenica.

2.      Poi gli atti di violenza commessi da cristiani: "un altro capitolo doloroso, sul quale i figli della Chiesa non possono non tornare con animo aperto al pentimento, è costituito dall'acquiescenza manifestata, specie in alcuni secoli, a metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio alla verità" e aggiunge che "la considerazione delle circostanze attenuanti non esonera la Chiesa dal dovere di rammaricarsi profondamente per le debolezze di tanti suoi figli, che ne hanno deturpato il volto, impedendole di riflettere pienamente l'immagine del suo Signore crocifisso, testimone insuperabile di amore paziente e di umile mitezza"[17].

3.      Il silenzio davanti agli orrori dei regimi totalitari"Come non provare dolore per il mancato discernimento, diventando talvolta persino acquiescenza, di non pochi cristiani di fronte alla violazione dei fondamentali diritti umani da parte dei regimi totalitari? E non è forse da lamentare, tra le ombre del presente, la corresponsabilità di tanti cristiani in gravi forme di ingiustizia e di emarginazione sociale? C'è da chiedersi quanti, tra essi, conoscano a fondo e pratichino coerentemente le direttive della dottrina sociale della Chiesa"[18].

L'omelia di Giovanni Paolo II in questa giornata parte dalla quaresima, come fonte di purificazione "la Chiesa desidera unirsi in modo particolare a Cristo, il quale, mosso interiormente dallo Spirito Santo, intraprese la sua missione messianica recandosi nel deserto e lì digiunò per quaranta giorni e quaranta notti" e prosegue più avanti dicendo che "Dinanzi a Cristo che, per amore, si è addossato le nostre iniquità, siamo tutti invitati ad un profondo esame di coscienza. Uno degli elementi caratteristici del Grande Giubileo sta in ciò che ho qualificato come 'purificazione della memoria' (Bolla Incarnationis mysterium, 11). Come Successore di Pietro, ho chiesto che 'in questo anno di misericordia la Chiesa, forte della santità che riceve dal suo Signore, si inginocchi dinanzi a Dio ed implori il perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli'(ibid.)". Giovanni Paolo II dopo aver citato il documento qui usato spesso Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato, afferma ancora che "riconoscere le deviazioni del passato serve a risvegliare le nostre coscienze di fronte ai compromessi del presente, aprendo a ciascuno la strada della conversione. Perdoniamo e chiediamo perdono! Mentre lodiamo Dio che, nel suo amore misericordioso, ha suscitato nella Chiesa una messe meravigliosa di santità, di ardore missionario, di totale dedizione a Cristo ed al prossimo, non possiamo non riconoscere le infedeltà al Vangelo in cui sono incorsi certi nostri fratelli, specialmente durante il secondo millennio"

          La prima richiesta di perdono è quella da cui spesso iniziava Giovanni Paolo II, quella circa le divisioni interne dei cristiani, "Chiediamo perdono per le divisioni che sono intervenute tra i cristiani, per l'uso della violenza che alcuni di essi hanno fatto nel servizio alla verità, e per gli atteggiamenti di diffidenza e di ostilità assunti talora nei confronti dei seguaci di altre religioni. Confessiamo, a maggior ragione, le nostre responsabilità di cristiani per i mali di oggi. Dinanzi all'ateismo, all'indifferenza religiosa, al secolarismo, al relativismo etico, alle violazioni del diritto alla vita, al disinteresse verso la povertà di molti Paesi, non possiamo non chiederci quali sono le nostre responsabilità". Alla richiesta di perdono segue, nello stile di Giovanni Paolo II, il perdono offerto per le colpe contro la Chiesa "In pari tempo, mentre confessiamo le nostre colpe, perdoniamo le colpe commesse dagli altri nei nostri confronti. La Chiesa di oggi e di sempre si sente impegnata a purificare la memoria di quelle tristi vicende da ogni sentimento di rancore o di rivalsa. Il Giubileo diventa così per tutti occasione propizia per una profonda conversione al Vangelo. Dall'accoglienza del perdono divino scaturisce l'impegno al perdono dei fratelli ed alla riconciliazione reciproca".

         “Confessione delle colpe e richiesta di perdono” era intitolata la speciale liturgia che si celebrò quel giorno. Sette rappresentanti della Curia romana leggevano altrettanti “invitatori”, ai quali rispondeva il Papa con sette “orazioni”, riguardanti i “peccati in generale”, le “colpe nel servizio della verità”, i “peccati che hanno compromesso l’unità del Corpo di Cristo”, le “colpe nei confronti di Israele”, le “colpe commesse con comportamenti contro l’amore, la pace, i diritti dei popoli, il rispetto delle culture e delle religioni”, i “peccati che hanno ferito la dignità della donna e l’unità del genere umano”, i “peccati nel campo dei diritti fondamentali della persona”. Diversi i peccati di cui chiedere il perdono:

 

          Con questo documento non finirono ancora le richieste di perdono di Giovanni Paolo II, che accompagnano veramente tutto il suo pontificato:

·                    Il 4 maggio del 2001, ad Atene, chiede perdono per il saccheggio di Costantinopoli, attuato dai partecipanti alla “quarta crociata” (1204), che avevano costretto all’esilio il Patriarca ortodosso e l’avevano sostituito con un Patriarca “latino”. Con il suo gesto di umiltà, il Papa ottenne che i membri del Sinodo della Chiesa ortodossa greca recitassero con lui – a conclusione di quella giornata – il “Padre nostro”, benché il protocollo della visita – concordato alla vigilia – avesse escluso, su richiesta degli ortodossi, ogni atto di culto in comune, non essendo ancora le due Chiese in “piena comunione”. 

·                    Il 22 giugno del 2003 a Banja Luka, in Bosnia, riconosce la corresponsabilità dei cattolici nei delitti degli Ustascia croati durante la seconda guerra mondiale e negli orrori della guerra di Bosnia (1992-1995)[26].

In conclusione il pontificato di Giovanni Paolo II ha portato una novità importante, per la prima volta la Chiesa chiede perdono per i propri errori. In qualche modo è come se la Chiesa avesse conosciuto, con questo Papa, un lato proprio sino a quel momento nascosto, quello della purificazione. Purificazione che è stata protagonista invece di tutto il pontificato di Giovanni Paolo II e che ha il suo culmine nella giornata giubilare del perdono.

Cosa produrrà ancora questa giornata è forse presto per dirlo: da quella giornata sono passati solamente quasi undici anni, ma di certo Giovanni Paolo II ha fatto vedere un lato della Chiesa che le era sempre appartenuto costitutivamente, infatti come Pietro anche la Chiesa deve riconoscere le volte in cui, con la sua azione, ha tradito Gesù, ma è un lato che era sempre rimasto fino a questo momento inespresso.

Questa nuova breccia aperta da Giovanni Paolo II, non solo ha aperto brecce importanti nel cuore dei cattolici ma come abbiamo visto ha aperto brecce ancor più importanti nel rapporto con gli ebrei e con le altri cristiani divisi dalla Chiesa cattolica. Questo si può vedere chiaramente dall’affetto che viene dimostrato anche da non cattolici a questo Papa. La figura di Giovanni Paolo II, anche grazie a quest’attenzione alla purificazione, grazie all’umiltà di chiedere scusa dei propri errori, è una figura che entra nei cuori anche di chi ha idee diverse. Mi ha colpito come è riuscito a cambiare radicalmente il giudizio dei protestanti a Kosice il 2 Luglio 1995, si passa da un’azione di protesta a una preghiera comune. Il riconoscere i propri errori, pone chiunque altro ad abbassare le difese. Ed è proprio questo che ha fatto a mio avviso Giovanni Paolo II con questa sua umiltà, ha abbassato le difese e fatto entrare nei cuori l’amore: Cristo. Così che alla fine di quel 2 luglio il  vescovo luterano dirà “mai avremmo pensato che qualcosa del genere potesse accadere”: l’insegnamento di Giovanni Paolo II è quello dato da molti altri santi nella storia, è un insegnamento di umiltà, che è ciò che serve per aprire e realizzare un fruttuoso dialogo.

Questa breccia aperta dal Papa ora beato è destinata a rimanere aperta a non chiudersi con la fine del suo pontificato. Più volte Benedetto XVI in questi anni si è richiamato all’atto penitenziale del predecessore e in due occasioni (il 12 febbraio del 2009 e il 17 gennaio 2010, durante la visita alla sinagoga di Roma) ha fatto sua e ripetuto alla lettera la richiesta di perdono riguardante gli ebrei.

L’ 11 giugno 2010 abbiamo invece avuto una richiesta di perdono formulata in proprio dal Papa teologo e proposta a nome della Chiesa per una colpa dei suoi figli: lo ha fatto per una colpa di oggi, gli abusi sessuali del clero, e non della storia, come invece tante volte aveva fatto Papa Wojtyla ma come lui ha accompagnato il mea culpa con l’impegno a fare in modo che quel misfatto non si verifichi mai più, e con la richiesta di perdono alle vittime e a Dio.

Appare dunque chiaro come in questa pedagogia della penitenza e della purificazione Papa Ratzinger segua le orme del predecessore e nello stesso tempo se ne distingua. Potremmo forse dire che Giovanni Paolo II ha regalato alla Chiesa la possibilità di purificarsi dagli errori del passato e del presente per essere veramente in maniera splendente luce che orienta a Cristo.


 

[1] Giovanni Paolo II, Vi racconto la mia vita, a cura di Saverio Gaeta, Libreria Editrice Vaticana: Città del Vaticano 2008, p.13

[2] Giovanni Paolo II, Vi racconto la mia vita, a cura di Saverio Gaeta, Libreria Editrice Vaticana: Città del Vaticano 2008, p.16

[3] Giovanni Paolo II, Vi racconto la mia vita, a cura di Saverio Gaeta, Libreria Editrice Vaticana: Città del Vaticano 2008, p.21

[4] Giovanni Paolo II, Vi racconto la mia vita, a cura di Saverio Gaeta, Libreria Editrice Vaticana: Città del Vaticano 2008, p.36

[5] Giovanni Paolo II, Vi racconto la mia vita, a cura di Saverio Gaeta, Libreria Editrice Vaticana: Città del Vaticano 2008, p.40

[6] Giovanni Paolo II, Alzatevi Andiamo, Mondadori Editore: Milano 2004, p. 13

[7] Giovanni Paolo II, Vi racconto la mia vita, a cura di Saverio Gaeta, Libreria Editrice Vaticana: Città del Vaticano 2008, p.79

[8] Giovanni Paolo II, Vi racconto la mia vita, a cura di Saverio Gaeta, Libreria Editrice Vaticana: Città del Vaticano 2008, pp.85-90

[9] Giovanni Paolo II, Redemptor hominis, 1979

[10] Giovanni Paolo II, Vi racconto la mia vita, a cura di Saverio Gaeta, Libreria Editrice Vaticana: Città del Vaticano 2008, pp.119-120

[11] Giovanni Paolo II, Vi racconto la mia vita, a cura di Saverio Gaeta, Libreria Editrice Vaticana: Città del Vaticano 2008, p.176

[12] Giovanni Paolo II, Vi racconto la mia vita, a cura di Saverio Gaeta, Libreria Editrice Vaticana: Città del Vaticano 2008, p. 208

[13] Commissione teologica internazionale, Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del Passato, 2000, n.1.1

[14] Commissione teologica internazionale, Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del Passato, 2000, n 1.2

[15] Angelo Comastri, Giovanni Paolo II nel cuore del mondo, Edizioni San Paolo: Cinisello Balsamo 2011, p. 55

[16] Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente, 1994 n.33

[17] Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente, 1994 n.35

[18] Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente, 1994 n.36

[19] Giovanni Paolo II, Non temiamo la verità. Le colpe degli uomini e della Chiesa, Piemme: 1995, p.104

[20] Angelo Comastri, Giovanni Paolo II nel cuore del mondo, San Paolo: Cinisello Balsamo 2011, pp. 54-62

[21] Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah, 1998, III

[22] Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah, 1998, IV

[23] Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah, 1998, V

[24] Commissione teologica internazionale, Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del Passato, 2000, n.1.4

[25] Luis Martinez Ferrer e Pier Luigi Guiducci, Fontes documenti fondamentali di Storia della Chiesa, EDIZIONI SAN PAOLO: Cinisello Balsamo 2005, pp. 680-686

[26] http://www.luigiaccattoli.it/blog/?page_id=430

Bibliografia

Documenti e Fonti:

 Testi di riferimento:

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