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ESORTAZIONI APOSTOLICHE


 

Giovanni Paolo II
Ecclesia in America


 

Esortazione Apostolica post-sinodale sull'incontro con Gesù Cristo vivo,
via per la conversione, la comunione e la solidarietà in America
22 gennaio 1999

INTRODUZIONE

1. La Chiesa in America, piena di gioia per la fede ricevuta e riconoscente a Cristo per questo immenso dono, ha da poco celebrato il quinto centenario dell'inizio della predicazione del Vangelo sul proprio territorio. Questa commemorazione ha reso tutti i cattolici americani più coscienti del desiderio di Cristo di incontrare gli abitanti del cosiddetto Nuovo Mondo per incorporarli alla sua Chiesa e così rendersi presente nella storia del Continente. L'evangelizzazione dell'America non è soltanto un dono del Signore; è anche sorgente di nuove responsabilità. Grazie all'azione di quanti hanno evangelizzato in lungo e in largo il Continente, sono nati dalla Chiesa e dallo Spirito innumerevoli figli.(1) Nei loro cuori, nel passato come nel presente, continuano a risuonare le parole dell'Apostolo: " Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; per me è un dovere: guai a me se non predicassi il Vangelo! " (1 Cor 9, 16). Tale dovere si fonda sul mandato conferito dal Signore risorto agli Apostoli prima della sua Ascensione al cielo: " Predicate il Vangelo ad ogni creatura " (Mc 16, 15).

Questo mandato riguarda tutta la Chiesa, e la Chiesa che è in America, in questo particolare momento della sua storia, è chiamata ad accoglierlo e a rispondere con amorosa generosità al fondamentale compito dell'evangelizzazione. Lo sottolineava a Bogotá il mio predecessore Paolo VI, il primo Papa a visitare l'America: " Competerà a noi, [Signore Gesù], in quanto tuoi rappresentanti e amministratori dei tuoi divini misteri (cfr 1 Cor 4, 1; 1 Pt 4, 10), diffondere i tesori della tua parola, della tua grazia, dei tuoi esempi tra gli uomini ".(2) Il dovere della evangelizzazione costituisce, per il discepolo di Cristo, una urgenza di carità: " L'amore del Cristo ci spinge " (2 Cor 5, 14), afferma l'Apostolo Paolo, ricordando quanto il Figlio di Dio ha fatto per noi nel suo sacrificio redentore: " Uno è morto per tutti [...], perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro " (2 Cor 5, 14-15).

La commemorazione di ricorrenze particolarmente evocatrici dell'amore di Cristo per noi suscita nell'animo, insieme con la riconoscenza, il bisogno di " annunciare le meraviglie di Dio ", il bisogno cioè di evangelizzare. Così, il ricordo della recente celebrazione dei cinquecento anni dell'arrivo del messaggio evangelico in America, cioè, del momento in cui Cristo chiamò l'America alla fede, e il prossimo Giubileo nel quale la Chiesa celebrerà i 2000 anni dell'incarnazione del Figlio di Dio, sono occasioni privilegiate nelle quali, in modo spontaneo, sale con più forza dal cuore l'espressione della nostra gratitudine al Signore. Consapevole della grandezza dei doni ricevuti, la Chiesa pellegrina in America desidera rendere partecipe della ricchezza della fede e della comunione in Cristo tutta la società e ciascuno degli uomini e delle donne che abitano in terra americana.

L'idea di celebrare questa Assemblea sinodale

2. Proprio nel giorno stesso nel quale si compivano i cinquecento anni dell'inizio della evangelizzazione dell'America, il 12 ottobre 1992, desiderando aprire nuovi orizzonti e dare rinnovato impulso all'evangelizzazione, nell'allocuzione con la quale aprii i lavori della IV Conferenza generale dell'Episcopato Latino-americano a Santo Domingo, feci la proposta di un incontro sinodale " con lo scopo di incrementare la cooperazione tra le diverse Chiese particolari " per affrontare insieme, all'interno del compito della nuova evangelizzazione e come espressione di comunione episcopale, " i problemi relativi alla giustizia ed alla solidarietà tra tutte le Nazioni dell'America ".(3) L'accoglienza positiva con cui gli Episcopati dell'America corrisposero a questa mia indicazione mi permise di annunciare nella Lettera apostolica Tertio millennio adveniente il proposito di convocare un'assemblea sinodale " sulle problematiche della nuova evangelizzazione in due parti dello stesso Continente tanto diverse tra loro per origine e storia, e sulle tematiche della giustizia e dei rapporti economici internazionali, tenendo conto dell'enorme divario tra il Nord e il Sud ".(4) Fu allora possibile iniziare i lavori preparatori propriamente detti, per giungere finalmente alla celebrazione della Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'America, svoltasi in Vaticano dal 16 novembre al 12 dicembre del 1997.

Il tema dell'Assemblea

3. In coerenza con l'idea iniziale, e dopo aver ascoltato i suggerimenti del Consiglio pre-sinodale, viva espressione del sentire di molti Pastori del Popolo di Dio nel Continente americano, enunciai il tema dell'Assemblea Speciale del Sinodo per l'America con le parole seguenti: " Incontro con Gesù Cristo vivo, via per la conversione, la comunione e la solidarietà in America ". Il tema così formulato manifesta chiaramente la centralità della persona di Gesù Cristo risorto, presente nella vita della Chiesa, che invita alla conversione, alla comunione e alla solidarietà. Il punto di partenza di tale programma di evangelizzazione è certamente l'incontro con il Signore. Lo Spirito Santo, dono di Cristo nel mistero pasquale, ci guida verso le mete pastorali che la Chiesa in America deve raggiungere nel terzo millennio cristiano.

La celebrazione dell'Assemblea come esperienza di incontro

4. L'esperienza vissuta durante l'Assemblea ebbe, senza dubbio, il carattere di un incontro con il Signore. Ricordo con piacere, in modo particolare, le due concelebrazioni solenni che io stesso ho presieduto nella Basilica di San Pietro per l'inaugurazione e per la chiusura dei lavori dell'Assemblea. Il contatto con il Signore Risorto veramente, realmente e sostanzialmente presente nella Eucaristia, costituì l'atmosfera spirituale che permise a tutti i Vescovi dell'Assemblea sinodale di riconoscersi, non solo come fratelli nel Signore, ma anche come membri del Collegio episcopale, desiderosi di seguire, sotto la presidenza del Successore di Pietro, le orme del Buon Pastore, servendo la Chiesa, pellegrina in tutte le regioni del Continente. Fu evidente a tutti la gioia dei partecipanti all'Assemblea, che scoprivano in essa un'occasione eccezionale di incontro con il Signore, con il Vicario di Cristo, con tanti Vescovi, sacerdoti, consacrati e laici venuti da tutte le parti del Continente.

Senza dubbio, alcuni fattori precedenti contribuirono, in modo mediato ma efficace, ad assicurare questo clima di incontro fraterno nell'Assemblea sinodale. In primo luogo, occorre segnalare le esperienze di comunione vissute precedentemente nelle Assemblee generali dell'Episcopato Latino-americano in Rio de Janeiro (1955), Medellin (1968), Puebla (1979) e Santo Domingo (1992). In esse i Pastori della Chiesa che è in America Latina avevano avuto modo di riflettere insieme come fratelli sulle questioni pastorali più urgenti in quella regione del Continente. A tali Assemblee occorre aggiungere le periodiche riunioni interamericane di Vescovi, nelle quali i partecipanti hanno la possibilità di aprirsi all'orizzonte dell'intero Continente, dialogando circa i problemi e le sfide comuni che riguardano la Chiesa nei Paesi americani.

Contribuire all'unità del Continente

5. Nella prima proposta che feci a Santo Domingo, circa la possibilità di celebrare un'Assemblea Speciale del Sinodo, segnalai che " la Chiesa, ormai alle soglie del terzo millennio cristiano ed in un'epoca in cui sono cadute molte barriere e frontiere ideologiche, avverte come un dovere ineludibile l'unire spiritualmente in modo ancor maggiore tutti i popoli che formano questo grande Continente e, allo stesso tempo, partendo dalla missione religiosa che le è propria, il promuovere uno spirito di solidarietà fra di essi ".(5) Gli elementi comuni a tutti i popoli dell'America, tra i quali risalta una medesima identità cristiana come pure un'autentica ricerca del consolidamento dei legami di solidarietà e di comunione tra le diverse espressioni del ricco patrimonio culturale del Continente, sono il motivo decisivo per il quale ho chiesto che l'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi dedicasse le sue riflessioni all'America come ad una realtà unica. La scelta di usare la parola al singolare voleva esprimere non solo l'unità sotto certi aspetti già esistente, ma anche quel vincolo più stretto al quale i popoli del Continente aspirano e che la Chiesa desidera favorire, nell'ambito della propria missione, volta a promuovere la comunione di tutti nel Signore.

Nel contesto della nuova evangelizzazione

6. Nella prospettiva del Grande Giubileo dell'anno 2000, ho voluto che si tenesse un'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per ciascuno dei cinque Continenti: dopo quelle dedicate all'Africa (1994), all'America (1997), all'Asia (1998) e, molto recentemente, all'Oceania (1998), in questo anno 1999 con l'aiuto del Signore sarà celebrata una nuova Assemblea Speciale per l'Europa. In tal modo, durante l'anno giubilare, sarà possibile un'Assemblea Generale Ordinaria che sintetizzi e tragga le conclusioni dei preziosi materiali che le diverse Assemblee continentali sono andate elaborando. Ciò sarà facilitato dal fatto che in tutti questi Sinodi si sono avute preoccupazioni simili e centri di interesse comuni. In tal senso, riferendomi a questa serie di Assemblee sinodali, ho segnalato come in tutte " il tema di fondo è l'evangelizzazione, meglio, quello della nuova evangelizzazione, le cui basi furono gettate dall'Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi di Paolo VI ".(6) Perciò, tanto nella mia prima indicazione sulla celebrazione di questa Assemblea Speciale del Sinodo come più tardi nell'annuncio esplicito della medesima, dopo che tutti gli Episcopati dell'America avevano fatto propria l'idea, indicai che le sue deliberazioni dovevano muoversi " nell'ambito della nuova evangelizzazione ",(7) affrontando i problemi in essa emergenti.(8)

Questa preoccupazione era tanto più ovvia, in quanto io stesso avevo formulato il primo programma di una nuova evangelizzazione in terra americana. In effetti, quando la Chiesa in tutta l'America si preparava per ricordare i cinquecento anni dell'inizio della prima evangelizzazione del Continente, parlando al Consiglio Episcopale Latino-americano in Port-au-Prince (Haiti), affermai: " La commemorazione del mezzo millennio di evangelizzazione avrà il suo pieno significato se costituirà un impegno vostro come Vescovi, insieme con il vostro presbiterio ed i fedeli, impegno non certo di rievangelizzazione, bensì di una nuova evangelizzazione. Nuova nell'ardore, nei metodi e nelle espressioni ".(9) Successivamente invitai tutta la Chiesa a portare a compimento tale esortazione, benché il programma di evangelizzazione, estendendosi alla grande diversità che presenta oggi il mondo intero, deve diversificarsi alla luce innanzitutto di due situazioni chiaramente differenti: quella dei Paesi fortemente toccati dal secolarismo e quella degli altri dove " si conservano tuttora molto vive tradizioni di pietà e di religiosità popolare cristiana ".(10) Si tratta senza dubbio di due situazioni presenti, in grado diverso, in differenti Paesi o, forse meglio, in diversi ambienti concreti all'interno degli stessi Paesi del Continente americano.

Con la presenza e l'aiuto del Signore

7. Il mandato di evangelizzare, che il Signore risorto ha lasciato alla sua Chiesa, è accompagnato dalla certezza, fondata sulla sua promessa, che Egli continua ad essere vivo ed operante tra noi: " Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo " (Mt 28, 20). Questa misteriosa presenza di Cristo nella sua Chiesa è per essa garanzia di riuscita nella realizzazione del compito affidatole. Nel medesimo tempo, tale presenza rende possibile il nostro incontro con Lui, come Figlio inviato dal Padre, come Signore della Vita che ci comunica il suo Spirito. Un incontro rinnovato con Gesù Cristo renderà tutti i membri della Chiesa in America consapevoli del fatto che sono chiamati a continuare la missione del Redentore nelle loro terre.

L'incontro personale con il Signore, se è autentico, porterà con sé anche il rinnovamento ecclesiale: le Chiese particolari del Continente, come Chiese sorelle e tra loro vicine, accresceranno i vincoli di cooperazione e di solidarietà per prolungare e rendere più incisiva l'opera salvatrice di Cristo nella storia dell'America. In atteggiamento di apertura all'unità, frutto di un'autentica comunione con il Signore risorto, le Chiese particolari, ed in esse i singoli membri, scopriranno, attraverso la propria esperienza spirituale, che l'" incontro con Gesù Cristo vivo " è " via di conversione, di comunione e di solidarietà ". E, nella misura in cui queste mete saranno raggiunte, si renderà possibile una dedizione sempre maggiore alla nuova evangelizzazione dell'America.


 

CAPITOLO I

L'INCONTRO
CON GESÙ CRISTO VIVO

" Abbiamo trovato il Messia " (Gv 1, 41)

Gli incontri con il Signore nel Nuovo Testamento

8. I Vangeli riferiscono numerosi incontri di Gesù con uomini e donne del suo tempo. Una caratteristica, comune a tutti questi racconti, è la forza trasformante che racchiudono e manifestano gli incontri con Gesù, poiché " aprono un autentico processo di conversione, comunione e solidarietà ".(11) Tra i più significativi vi è quello con la samaritana (cfr Gv 4, 5-42). Gesù la chiama per saziare la sua sete, che non era soltanto materiale: in realtà, " colui che chiedeva da bere, aveva sete della fede della donna stessa ".(12) Dicendole " Dammi da bere " (Gv 4, 7) e parlandole di acqua viva, il Signore suscita nella samaritana una domanda, quasi una preghiera, il cui obiettivo vero supera ciò che essa in quel momento è in grado di comprendere: " Signore... dammi di quest'acqua perché non abbia più sete " (Gv 4, 15). La samaritana, anche se " ancora non capisce ",(13) sta in realtà chiedendo l'acqua viva di cui le parla il suo divino Interlocutore. Quando Gesù le rivela la propria messianicità (cfr Gv 4, 26), la samaritana si sente spinta ad annunciare ai suoi concittadini la scoperta del Messia (cfr Gv 4, 28-30). Allo stesso modo, quando Gesù incontra Zaccheo (cfr Lc 19, 1-10), il frutto più prezioso è la conversione del pubblicano, che diventa consapevole delle ingiustizie commesse e decide di restituire in abbondanza — " il quadruplo " —, a chi aveva defraudato. Assume, inoltre, un atteggiamento di distacco dai beni materiali e di carità verso i bisognosi, che lo porta a dare ai poveri la metà dei suoi averi.

Una menzione speciale meritano gli incontri con Cristo risorto, narrati nel Nuovo Testamento. Grazie al suo incontro col Risorto, Maria Maddalena supera lo scoraggiamento e la tristezza causati dalla morte del Maestro (cfr Gv 20, 11-18). Nella sua nuova dimensione pasquale, Gesù la invia ad annunciare ai discepoli che Egli è risorto: " Va' dai miei fratelli " (Gv 20, 17). Per tale motivo, Maria Maddalena ha potuto essere chiamata " l'apostola degli apostoli ".(14) Da parte loro, i discepoli di Emmaus, dopo aver incontrato e riconosciuto il Signore risorto, tornano a Gerusalemme per raccontare agli apostoli e agli altri discepoli quanto era loro accaduto (cfr Lc 24, 13-35). Gesù " cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui " (Lc 24, 27). Essi riconosceranno più tardi che il loro cuore ardeva mentre il Signore conversava con loro lungo il cammino spiegando le Scritture (cfr Lc 24, 32). Non vi è dubbio che san Luca, nel narrare questo episodio, e specialmente il momento decisivo nel quale i due discepoli riconoscono Gesù, fa allusione esplicita ai racconti della istituzione dell'Eucaristia, cioè al comportamento di Gesù nell'Ultima Cena (cfr Lc 24, 30). L'evangelista, per riferire ciò che i discepoli di Emmaus raccontano agli Undici, utilizza un'espressione, che nella Chiesa nascente possedeva un significato eucaristico preciso: " L'avevano riconosciuto nello spezzare il pane " (Lc 24, 35).

Fra gli incontri con il Signore risorto, uno di quelli che hanno avuto un influsso decisivo nella storia del cristianesimo è senza dubbio la conversione di Saulo, il futuro Paolo apostolo delle genti, sulla via di Damasco. E lì che è avvenuto il cambiamento radicale della sua esistenza, da persecutore ad apostolo (cfr At 9, 3-30; 22, 6-11; 26, 12-18). Lo stesso Paolo parla di questa straordinaria esperienza come di una rivelazione del Figlio di Dio " perché lo annunziassi in mezzo ai pagani " (Gal 1, 16).

L'invito del Signore rispetta sempre la libertà dei chiamati. Ci sono casi in cui l'uomo, incontrando Gesù, si chiude al cambiamento di vita al quale Egli lo invita. I casi di persone contemporanee di Gesù che lo videro e lo udirono e tuttavia non si aprirono alla sua parola, sono numerosi. Il Vangelo di san Giovanni indica nel peccato la causa che impedisce all'essere umano di aprirsi alla luce che è Cristo: " La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie " (Gv 3, 19). I testi evangelici insegnano che l'attaccamento alla ricchezza costituisce un ostacolo all'accoglienza della chiamata ad una sequela piena e generosa di Gesù. Tipico, al riguardo, è il caso del giovane ricco (cfr Mt 19, 16-22; Mc 10, 17-22; Lc 18, 18-23).

Incontri personali e incontri comunitari

9. Alcuni incontri con Gesù, riferiti dai Vangeli, sono chiaramente personali come, ad esempio, le chiamate vocazionali (cfr Mt 4, 19; 9, 9; Mc 10, 21; Lc 9, 59). In essi, Gesù tratta con intimità i suoi interlocutori: " Rabbi (che significa Maestro) dove abiti? " [...] " Venite e vedrete " (Gv 1, 38-39). Altre volte, invece, gli incontri acquistano un carattere comunitario. Tali sono, in particolare, quelli con gli Apostoli, che hanno fondamentale importanza per la costituzione della Chiesa. In effetti, gli Apostoli, scelti da Gesù in una cerchia più ampia di discepoli (cfr Mc 3, 13-19; Lc 6, 12-16), sono oggetto di speciale formazione e di una più intima comunicazione. Alle folle Gesù parla in parabole, che però spiega ai Dodici: " Perché a voi è dato di conoscere i misteri del Regno dei cieli, ma a loro non è dato " (Mt 13, 11). Essi sono chiamati ad essere gli annunciatori della Buona Novella ed a svolgere una speciale missione per costruire la Chiesa con la grazia dei Sacramenti. A tale fine, essi ricevono la potestà necessaria: Gesù conferisce loro il potere di perdonare i peccati, richiamandosi alla pienezza dello stesso potere che il Padre gli ha dato in cielo ed in terra (cfr Mt 28, 18). Essi saranno i primi a ricevere il dono dello Spirito Santo (cfr At 2, 1-4), dono in seguito dispensato a quanti, in virtù dei Sacramenti di iniziazione, saranno incorporati nella Comunità cristiana (cfr At 2, 38).

L'incontro con Cristo nel tempo della Chiesa

10. La Chiesa costituisce il luogo nel quale gli uomini, incontrando Gesù, possono scoprire l'amore del Padre: chi, infatti, ha visto Gesù, ha visto il Padre (cfr Gv 14, 9). Dopo la sua ascensione al cielo, Gesù agisce mediante l'intervento potente dello Spirito Paraclito (cfr Gv 16, 7), che trasforma i credenti dando loro la vita nuova. E così che essi diventano capaci di amare con l'amore stesso di Dio, che " è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato " (Rm 5, 5). La grazia divina abilita inoltre i cristiani a farsi operatori della trasformazione del mondo, per instaurare in esso una nuova civiltà che il mio predecessore Paolo VI opportunamente chiamò " la civiltà dell'amore ".(15)

In effetti, " il Verbo di Dio, assumendo in tutto la natura umana escluso il peccato (cfr Eb 4, 15), manifesta il piano del Padre di rivelare alla persona umana il modo di giungere alla pienezza della propria vocazione [...]. Così Gesù non solo riconcilia l'uomo con Dio, ma lo riconcilia anche con se stesso, rivelandogli la propria natura ".(16) Con queste parole i Padri sinodali, sulla scorta del Concilio Vaticano II, hanno ribadito che Gesù è la via da seguire per giungere alla piena realizzazione personale, culminante nell'incontro definitivo ed eterno con Dio. " Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me " (Gv 14, 6). Dio ci " ha predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli " (Rm 8, 29). Gesù Cristo è, dunque, la risposta definitiva alla domanda sul senso della vita, agli interrogativi fondamentali che assillano anche oggi tanti uomini e donne del Continente americano.

Per mezzo di Maria incontriamo Gesù

11. Alla nascita di Gesù, dall'Oriente i magi giunsero a Betlemme e " videro il Bambino con Maria sua Madre " (Mt 2, 11). All'inizio della vita pubblica, alle nozze di Cana, quando il Figlio di Dio realizza il primo dei segni, suscitando la fede dei discepoli (cfr Gv 2, 11), è Maria che interviene ed orienta i servi verso suo Figlio con queste parole: " Fate quello che vi dirà " (Gv 2, 5). Al riguardo, ho scritto in un'altra occasione: " La Madre di Cristo si presenta davanti agli uomini come portavoce della volontà del Figlio, indicatrice di quelle esigenze che devono essere soddisfatte affinché la potenza salvifica del Messia possa manifestarsi ".(17) Per tale ragione, Maria è via sicura all'incontro con Cristo. La pietà verso la Madre del Signore, quando è autentica, spinge sempre ad orientare la propria vita secondo lo spirito ed i valori del Vangelo.

E come non porre in luce il ruolo che la Vergine riveste nei confronti della Chiesa pellegrina in America, in cammino verso l'incontro con il Signore? In effetti, la Santissima Vergine " in modo speciale è legata alla nascita della Chiesa nella storia [...] dei popoli dell'America, che attraverso Maria giunsero ad incontrare il Signore ".(18)

In ogni parte del Continente, la presenza della Madre di Dio è stata molto intensa sin dai giorni della prima evangelizzazione, grazie alle fatiche dei missionari. Nella loro predicazione, " il Vangelo è stato annunciato presentando la Vergine Maria come la sua realizzazione più alta. Sin dalle origini — nella sua invocazione sotto il titolo di Nostra Signora di Guadalupe — Maria costituì un grande segno, dal volto materno e misericordioso, della vicinanza del Padre e di Cristo con i quali ci invita ad entrare in comunione ".(19)

L'apparizione di Maria all'indio Juan Diego sulla collina di Tepeyac, nel 1531, ebbe una ripercussione decisiva per l'evangelizzazione.(20) Questo influsso supera di molto i confini della nazione messicana, raggiungendo l'intero Continente. E l'America, che storicamente è stata ed è crogiolo di popoli, ha riconosciuto nel volto meticcio della Vergine di Tepeyac, " in Santa Maria di Guadalupe, un grande esempio di evangelizzazione perfettamente inculturata ".(21) Per questo, non solo nel Centro e nel Sud, ma anche nel Nord del Continente, la Vergine di Guadalupe è venerata come Regina di tutta l'America.(22)

Sempre più nel tempo è andata crescendo nei Pastori e nei fedeli la consapevolezza del ruolo svolto dalla Vergine nell'evangelizzazione del Continente. Nella preghiera composta per l'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'America, Maria Santissima di Guadalupe è invocata come " Patrona di tutta l'America e Stella della prima e della nuova evangelizzazione ". In questa prospettiva, accolgo con gioia la proposta dei Padri sinodali che il giorno 12 dicembre si celebri nell'intero Continente la festa di Nostra Signora di Guadalupe, Madre ed Evangelizzatrice dell'America.(23) Coltivo nel mio cuore la ferma speranza che Ella, alla cui intercessione si deve il fortificarsi della fede nei primi discepoli (cfr Gv 2, 11), guidi con la sua materna intercessione la Chiesa in questo Continente, ottenendole l'effusione dello Spirito Santo come già sulla Chiesa nascente (cfr At 1, 14), affinché la nuova evangelizzazione produca una splendida fioritura di vita cristiana.

Luoghi di incontro con Cristo

12. Facendo affidamento sull'aiuto di Maria, la Chiesa in America desidera condurre gli uomini e le donne del Continente all'incontro con Cristo, punto di partenza per un'autentica conversione e per una rinnovata comunione e solidarietà. Tale incontro contribuirà efficacemente a rinsaldare la fede di molti cattolici, favorendone la maturazione in fede convinta, viva ed operante.

Perché la ricerca di Cristo presente nella sua Chiesa non si riduca a qualcosa di meramente astratto, è necessario mostrare i luoghi ed i momenti concreti nei quali, all'interno della Chiesa, è possibile incontrarlo. La riflessione dei Padri sinodali al riguardo è stata ricca di suggerimenti e di osservazioni.

Essi hanno indicato, innanzitutto, " la Sacra Scrittura letta alla luce della Tradizione, dei Padri e del Magistero, approfondita attraverso la meditazione e la orazione ".(24) Si è raccomandato di promuovere la conoscenza dei Vangeli, nei quali è proclamato, con parole facilmente accessibili a tutti, il modo in cui Gesù visse tra gli uomini. La lettura di questi testi sacri, quando ci si pone in ascolto con la stessa attenzione con cui le folle ascoltavano Gesù sul pendio del monte delle Beatitudini, o sulla sponda del lago di Tiberiade mentre predicava dalla barca, produce autentici frutti di conversione del cuore.

Un secondo luogo d'incontro con Gesù è la sacra Liturgia.(25) Al Concilio Vaticano II dobbiamo una ricchissima esposizione della molteplice presenza di Cristo nella Liturgia, la cui importanza deve indurre a farne oggetto di predicazione costante: Cristo è presente nel celebrante che rinnova sull'altare lo stesso ed unico Sacrificio della Croce; è presente nei Sacramenti nei quali esercita la sua forza efficace. Quando viene proclamata la sua parola, è Lui stesso che ci parla. Egli è presente, inoltre, nella comunità in virtù della promessa: " Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro " (Mt 18, 20). Presente è egli " soprattutto sotto le specie eucaristiche ".(26) Il mio predecessore Paolo VI ritenne necessario spiegare la singolarità della presenza reale di Cristo nella Eucaristia, che " è chiamata "reale" non per esclusione, come se le altre presenze non fossero "reali", ma per antonomasia, perché è sostanziale ".(27) Sotto le specie del pane e del vino, " Cristo tutto intero è presente nella sua "realtà fisica" anche corporalmente ".(28)

La Scrittura e l'Eucaristia, quali luoghi di incontro con Cristo, sono richiamati dal racconto dell'apparizione del Risorto ai discepoli di Emmaus. Ma il testo del Vangelo sul giudizio finale (cfr Mt 25, 31-46), in cui viene detto che saremo giudicati sull'amore verso i bisognosi, nei quali misteriosamente è presente il Signore Gesù, indica che non bisogna trascurare un terzo luogo di incontro con Cristo: " le persone, specialmente i poveri, con i quali Cristo si identifica ".(29) Alla chiusura del Concilio Vaticano II, il Papa Paolo VI ricordava che " nel volto d'ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle sue lacrime e dai suoi dolori, possiamo e dobbiamo ravvisare il volto di Cristo (cfr Mt 25, 40), il Figlio dell'uomo ".(30)


 

CAPITOLO II

L'INCONTRO CON GESÙ CRISTO
NELL'OGGI DELL'AMERICA

" A chiunque fu dato molto,
molto sarà chiesto " (Lc 12, 48)

La situazione degli uomini e delle donne d'America
e il loro incontro con il Signore

13. Nei Vangeli vengono narrati gli incontri con Cristo di persone in situazioni molto diverse. A volte si tratta di situazioni di peccato, che lasciano trasparire il bisogno della conversione e del perdono del Signore. In altre circostanze emergono atteggiamenti positivi di ricerca della verità, di autentica fiducia in Gesù, che favoriscono lo stabilirsi di una relazione di amicizia con Lui e stimolano il desiderio di imitarlo. Né possono essere dimenticati i doni con i quali il Signore prepara alcuni ad un incontro successivo. Così Dio, rendendo Maria " piena di grazia " (Lc 1, 28) sin dal primo momento, la preparò in vista della realizzazione in lei del suo più alto incontro con la natura umana: il mistero ineffabile dell'Incarnazione.

Poiché i peccati come le virtù sociali non esistono in astratto, ma sono il risultato di atti personali,(31) è necessario tener presente che l'America è oggi una realtà complessa, frutto delle tendenze e dei modi di procedere degli uomini e delle donne che la abitano. E in questa situazione reale e concreta che essi devono incontrarsi con Gesù.

L'identità cristiana dell'America

14. Il dono più grande che l'America ha ricevuto dal Signore è la fede, che ne ha forgiato l'identità cristiana. Sono già più di cinquecento anni che il nome di Cristo è stato annunciato nel Continente. Frutto dell'evangelizzazione che ha accompagnato i movimenti migratori dall'Europa è la fisionomia religiosa americana, segnata dai valori morali che, anche se non sempre vissuti coerentemente e in alcune occasioni messi in discussione, possono considerarsi in un certo modo patrimonio di tutti gli abitanti dell'America, anche di coloro che esplicitamente non vi si riconoscono. E chiaro che l'identità cristiana dell'America non può considerarsi come sinonimo di identità cattolica. La presenza di altre confessioni cristiane, in grado maggiore o minore nelle diverse parti dell'America, rende particolarmente urgente l'impegno ecumenico, per ricercare l'unità tra tutti i credenti in Cristo.(32)

Frutti di santità

15. L'espressione e i frutti più alti dell'identità cristiana dell'America sono i Santi. In essi, l'incontro con Cristo vivo " è tanto profondo e impegnativo [...] che diventa fuoco che li consuma totalmente e li spinge a costruire il suo Regno, a far sì che Lui e la nuova alleanza siano il senso e l'anima [...] della vita personale e comunitaria ".(33) L'America ha visto fiorire i frutti della santità sin dagli inizi della sua evangelizzazione. E il caso di santa Rosa da Lima (1586-1617), " il primo fiore di santità nel Nuovo Mondo ", proclamata patrona principale dell'America nel 1670 dal Papa Clemente X.(34) A partire da lei, il santorale americano è andato crescendo fino a raggiungere la sua attuale ampiezza.(35) Le beatificazioni e le canonizzazioni con le quali non pochi figli e figlie del Continente sono stati elevati all'onore degli altari offrono modelli eroici di vita cristiana secondo la diversità degli stati e degli ambienti sociali. La Chiesa, beatificandoli o canonizzandoli, addita in essi dei potenti intercessori uniti a Cristo, sommo ed eterno Sacerdote, mediatore tra Dio e gli uomini. I Beati ed i Santi d'America accompagnano con sollecitudine fraterna gli uomini e le donne loro conterranei, tra gioie e sofferenze, fino all'incontro definitivo con il Signore.(36) Per favorire una sempre maggiore loro imitazione ed un più frequente e fruttuoso ricorso da parte dei fedeli alla loro intercessione, considero molto opportuna la proposta dei Padri sinodali di preparare " una collezione di brevi biografie dei Santi e Beati americani. Ciò può illuminare e stimolare in America la risposta alla vocazione universale alla santità ".(37)

Tra i suoi Santi, " la storia della evangelizzazione dell'America riconosce numerosi martiri, uomini e donne, vescovi e presbiteri, religiosi e laici che con il loro sangue irrigarono [...] [queste] nazioni. Essi, come nubi di testimoni (cfr Eb 12, 1), ci stimolano a farci carico oggi, senza timore e con ardore, della nuova evangelizzazione ".(38) E necessario che i loro esempi di dedizione senza limite alla causa del Vangelo siano non solo preservati dall'oblio, ma più conosciuti e diffusi tra i fedeli del Continente. Scrivevo, in proposito, nella Tertio millennio adveniente: " Le Chiese locali facciano di tutto per non lasciar perire la memoria di quanti hanno subito il martirio, raccogliendo la necessaria documentazione ".(39)

La pietà popolare

16. Una caratteristica particolare dell'America è l'esistenza di una intensa pietà popolare radicata nelle diverse Nazioni. Si incontra a tutti i livelli e in tutti i settori sociali, rivestendo un'importanza speciale come luogo di incontro con Cristo per quanti con spirito di povertà ed umiltà di cuore cercano sinceramente Dio (cfr Mt 11, 25). Le espressioni di tale pietà sono numerose: " I pellegrinaggi ai santuari di Cristo, della Beata Vergine e dei Santi, la preghiera per le anime del purgatorio, l'uso dei sacramentali (acqua, olio, ceri...). Queste e tante altre espressioni della pietà popolare offrono ai fedeli l'opportunità di incontrare il Cristo vivente ".(40) I Padri sinodali hanno sottolineato l'urgenza di scoprire, nelle manifestazioni della religiosità popolare, i veri valori spirituali, per arricchirli con gli elementi della genuina dottrina cattolica, affinché tale religiosità possa condurre ad un impegno sincero di conversione e ad un'esperienza concreta di carità.(41) La pietà popolare, se convenientemente orientata, contribuisce anche ad accrescere nei fedeli la consapevolezza della propria appartenenza alla Chiesa, alimentandone il fervore ed offrendo così una risposta valida alle attuali sfide della secolarizzazione.(42)

Dal momento che in America, la pietà popolare è espressione della inculturazione della fede cattolica e molte delle sue manifestazioni hanno assunto forme religiose autoctone, non deve essere sottovalutata la possibilità di trarre anche di lì, con prudenza illuminata, indicazioni valide per una maggiore inculturazione del Vangelo.(43) Ciò riveste rilevante importanza specialmente fra le popolazioni indigene, perché " i semi del Verbo " presenti nella loro cultura giungano alla loro pienezza in Cristo.(44) Simile discorso può farsi per gli americani di origine africana. La Chiesa " riconosce che ha l'obbligo di avvicinarsi a questi americani a partire dalla loro cultura, considerando seriamente le ricchezze spirituali e umane di tale cultura che segna il loro modo di celebrare il culto, il loro senso di gioia e di solidarietà, la loro lingua e le loro tradizioni ".(45)

Presenza cattolico-orientale

17. L'immigrazione in America costituisce quasi una costante della sua storia dall'inizio dell'evangelizzazione fino ai nostri giorni. All'interno di questo complesso fenomeno va segnalato che, negli ultimi tempi, diverse regioni dell'America hanno accolto numerosi membri delle Chiese cattoliche orientali i quali, per diversi motivi, hanno abbandonato i loro territori d'origine. Un primo movimento migratorio proveniva soprattutto dall'Ucraina occidentale; in seguito, esso si è allargato alle nazioni del Medio Oriente. Si è così resa pastoralmente necessaria la creazione di una gerarchia cattolica orientale per questi fedeli immigrati e per i loro discendenti. Le norme emanate dal Concilio Vaticano II, che i Padri sinodali hanno ricordato, riconoscono che le Chiese Orientali " hanno il diritto e il dovere di reggersi secondo le proprie discipline particolari ", avendo la missione di rendere testimonianza ad un'antichissima tradizione dottrinale, liturgica e monastica. D'altra parte, queste Chiese devono conservare le proprie discipline, essendo queste " più corrispondenti ai costumi dei loro fedeli e sono ritenute più adatte a provvedere al bene delle anime ".(46) Se alla Comunità ecclesiale universale è necessaria la sinergia tra le Chiese particolari di Oriente e di Occidente per permetterle di respirare con i due polmoni, nella speranza di giungere a farlo pienamente attraverso la perfetta comunione tra la Chiesa cattolica e quelle orientali separate,(47) non c'è che da gioire della recente implantazione in America delle Chiese orientali accanto a quelle latine, ivi presenti sin dall'inizio, perché in tal modo può meglio manifestarsi la cattolicità della Chiesa del Signore.(48)

La Chiesa nel campo dell'educazione e dell'azione sociale

18. Tra i fattori che favoriscono l'influsso della Chiesa sulla formazione cristiana degli americani va segnalata la sua vasta presenza nel campo dell'educazione e, specialmente, nel mondo universitario. Le numerose Università cattoliche disseminate nel Continente costituiscono un tratto caratteristico della vita ecclesiale in America. Così pure nell'ambito dell'insegnamento primario e secondario, l'alto numero di scuole cattoliche offre la possibilità di un'azione evangelizzatrice di portata molto ampia, sempre che sia accompagnata da una decisa volontà di impartire una educazione veramente cristiana.(49)

Altro campo importante in cui la Chiesa è presente in ogni parte d'America è l'assistenza caritativa e sociale. Le molteplici iniziative a favore degli anziani, degli infermi e di quanti sono nel bisogno mediante asili, ospedali, dispensari, mense gratuite e altri centri sociali, sono palpabile testimonianza dell'amore preferenziale per i poveri che la Chiesa in America nutre mossa dall'amore del Signore e consapevole che " Gesù si è identificato con loro (cfr Mt 25, 31-46) ".(50) In questo compito che non conosce frontiere, essa ha saputo creare una coscienza di solidarietà concreta tra le diverse comunità del Continente e del mondo intero, manifestando così la fraternità che deve caratterizzare i cristiani di ogni tempo e luogo.

Il servizio ai poveri, perché sia evangelico ed evangelizzatore, deve essere riflesso fedele dell'atteggiamento di Gesù, che venne " per annunciare ai poveri la Buona Novella " (Lc 4, 18). Se svolto con questo spirito, esso diventa manifestazione dell'amore infinito di Dio per tutti gli uomini e modo eloquente di trasmettere la speranza di salvezza che Cristo ha portato al mondo, e che risplende in modo particolare quando è comunicata agli abbandonati o ai rifiutati dalla società.

Questa costante dedizione ai poveri ed ai diseredati si riflette nel Magistero sociale della Chiesa, che non si stanca di invitare la comunità cristiana ad impegnarsi per il superamento di ogni forma di sfruttamento e di oppressione. Si tratta, infatti, non soltanto di alleviare i bisogni più gravi e urgenti mediante azioni individuali o sporadiche, ma di evidenziare le radici del male, proponendo interventi che diano alle strutture sociali, politiche ed economiche una configurazione più giusta e solidale.

Crescente rispetto dei diritti umani

19. Nell'ambito civile, ma con implicazioni morali immediate, si devono segnalare, tra gli aspetti positivi dell'America di oggi, la crescente affermazione in tutto il Continente di sistemi politici democratici e la progressiva riduzione dei regimi dittatoriali. La Chiesa guarda con simpatia a questa evoluzione, nella misura in cui ciò favorisce un sempre più chiaro rispetto dei diritti di ciascuno, compresi quelli dell'inquisito e del reo, nei cui confronti non è legittimo il ricorso a metodi di detenzione e di indagine — il pensiero va in particolare alla tortura — lesivi della dignità umana. " Lo stato di diritto è, in effetti, la condizione necessaria per stabilire una vera democrazia ".(51)

L'esistenza di uno stato di diritto, peraltro, implica nei cittadini, e molto più nella classe dirigente, la convinzione che la libertà non può essere svincolata dalla verità.(52) In effetti, " i gravi problemi che minacciano la dignità della persona umana, la famiglia, il matrimonio, l'educazione, l'economia e le condizioni di lavoro, la qualità della vita e la vita stessa, propongono la questione del diritto ".(53) I Padri sinodali con ragione hanno sottolineato che " i diritti fondamentali della persona umana sono scritti nella stessa natura, che sono voluti da Dio e che perciò esigono una universale osservanza e accettazione. Nessuna autorità umana può trasgredirli appellandosi alla maggioranza o al consenso politico, con il pretesto che in tal modo vengono rispettati il pluralismo e la democrazia. Perciò, la Chiesa deve impegnarsi nel formare e accompagnare i laici che sono presenti nell'ambito legislativo, nel governo e nell'amministrazione della giustizia, perché le leggi esprimano sempre principi e valori morali che siano conformi ad una sana antropologia e che tengano presente il bene comune ".(54)

Il fenomeno della globalizzazione

20. Caratteristica del mondo contemporaneo è la tendenza alla globalizzazione, fenomeno che, pur non essendo esclusivamente americano, è più percettibile ed ha maggiori ripercussioni in America. Si tratta di un processo che si impone a motivo della maggiore comunicazione delle diverse parti del mondo tra loro, conducendo in pratica al superamento delle distanze, con effetti evidenti in campi molto differenti.

I risvolti dal punto di vista etico possono essere positivi o negativi. C'è in realtà una globalizzazione economica che porta con sé alcune conseguenze positive come il fenomeno della efficienza e l'incremento della produzione e che, con lo sviluppo delle relazioni tra i diversi paesi in ambito economico, può rinforzare il processo di unità dei popoli e rendere migliore il servizio alla famiglia umana. Se però la globalizzazione è retta dalle pure leggi del mercato applicate secondo la convenienza dei potenti, le conseguenze non possono essere che negative. Tali sono, ad esempio, l'attribuzione di un valore assoluto all'economia, la disoccupazione, la diminuzione e il deterioramento di alcuni servizi pubblici, la distruzione dell'ambiente e della natura, l'aumento delle differenze tra ricchi e poveri, la concorrenza ingiusta che pone le Nazioni povere in una situazione di inferiorità sempre più marcata.(55) La Chiesa, sebbene stimi i valori positivi che la globalizzazione comporta, guarda con inquietudine agli aspetti negativi da essa veicolati.

E che dire della globalizzazione culturale prodotta dalla forza dei mezzi di comunicazione sociale? Essi impongono dappertutto nuove scale di valori, sovente arbitrari e nel fondo materialistici, di fronte ai quali è difficile mantenere viva l'adesione ai valori del Vangelo.

La crescente urbanizzazione

21. In crescita in America è pure il fenomeno dell'urbanizzazione. Già da alcuni lustri il Continente sta vivendo un esodo costante dalle campagne alla città. Si tratta di un fenomeno complesso già descritto dal mio predecessore Paolo VI.(56) Diverse sono le cause, ma tra queste emergono principalmente la povertà ed il sottosviluppo delle zone rurali, dove frequentemente mancano servizi, comunicazioni, strutture educative e sanitarie. La città, inoltre, con le connotazioni di divertimento e di benessere con cui viene presentata non poche volte dai mezzi di comunicazione sociale, esercita un'attrazione speciale per la gente semplice dell'ambiente rurale.

La frequente mancanza di pianificazione in questo processo è fonte di molti mali. Come hanno segnalato i Padri sinodali, " in certi casi, talune zone delle città sono come delle isole nelle quali si accumula la violenza, la delinquenza giovanile e l'atmosfera di disperazione ".(57) Il fenomeno dell'urbanizzazione presenta poi grandi sfide per l'azione pastorale della Chiesa, che deve far fronte allo sradicamento culturale, alla perdita di consuetudini familiari, al distacco dalle proprie tradizioni religiose, con la conseguenza non infrequente del naufragio della fede, privata di quelle manifestazioni che contribuivano a sostenerla.

Evangelizzare la cultura urbana costituisce una sfida formidabile per la Chiesa, che come per secoli seppe evangelizzare la cultura rurale, così è chiamata oggi a portare a compimento un'evangelizzazione urbana metodica e capillare mediante la catechesi, la liturgia e il modo stesso di organizzare le proprie strutture pastorali.(58)

Il peso del debito estero

22. I Padri sinodali hanno manifestato preoccupazione per il debito estero che affligge non poche Nazioni americane, esprimendo solidarietà nei loro confronti. Essi richiamano con forza l'attenzione dell'opinione pubblica sulla complessità del tema, riconoscendo che " il debito è frequentemente frutto della corruzione e della cattiva amministrazione ".(59) Nello spirito della riflessione sinodale tale riconoscimento non pretende di concentrare in un solo polo le responsabilità di un fenomeno sommamente complesso nella sua origine e nelle sue soluzioni.(60)

In effetti, tra le cause che hanno contribuito al formarsi di un debito estero schiacciante, vanno segnalati non solo gli elevati interessi, frutto di politiche finanziarie speculative, ma anche l'irresponsabilità di alcuni governanti che, nel contrarre il debito, non hanno riflettuto sufficientemente sulle reali possibilità di estinguerlo, con l'aggravante che somme ingenti ottenute grazie a prestiti internazionali vanno talora ad arricchire persone singole, invece che essere destinate a sostenere i cambiamenti necessari per lo sviluppo del Paese. D'altra parte, sarebbe ingiusto far pesare le conseguenze di tali decisioni irresponsabili su chi non le ha assunte. La gravità della situazione è ancor più comprensibile se si tien conto che " già il solo pagamento degli interessi costituisce per l'economia delle Nazioni povere un peso che toglie alle autorità la disponibilità del denaro necessario per lo sviluppo sociale, l'educazione, la sanità e la istituzione di un fondo per creare lavoro ".(61)

La corruzione

23. La corruzione, frequentemente presente tra le cause del debito pubblico opprimente, è un problema grave che va attentamente considerato. La corruzione " senza rispettare confini, riguarda persone, strutture pubbliche e private di potere e le classi dirigenti ". Si tratta di una situazione che " favorisce l'impunità e l'accumulo illecito del denaro, la mancanza di fiducia verso le istituzioni politiche, soprattutto nell'amministrazione della giustizia e negli investimenti pubblici, non sempre chiari, uguali per tutti e efficaci ".(62)

A tale proposito, desidero ricordare quanto ho scritto nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1998, che cioè la piaga della corruzione va denunciata e combattuta con forza da coloro che detengono l'autorità e con il " sostegno generoso di tutti i cittadini, sorretti da una forte coscienza morale ".(63) Gli adeguati organismi di controllo e la trasparenza delle transazioni economiche e finanziarie prevengono ulteriormente ed evitano in molti casi il dilagare della corruzione, le cui nefaste conseguenze ricadono principalmente sui più poveri e derelitti. Sono ancora i poveri a soffrire per primi i ritardi, l'inefficienza, l'assenza di una difesa adeguata e le carenze strutturali, quando ad essere corrotta è l'amministrazione della giustizia.

Il commercio e il consumo di droga

24. Il commercio col conseguente consumo di sostanze stupefacenti costituisce una seria minaccia per le strutture sociali delle Nazioni in America. Esso " contribuisce ai crimini ed alla violenza, alla distruzione della vita familiare, alla distruzione fisica ed emotiva di molti individui e comunità, soprattutto tra i giovani. Corrode inoltre la dimensione etica del lavoro e contribuisce ad aumentare il numero di persone nelle carceri, in una parola, al degrado della persona creata ad immagine di Dio ".(64) Un tale nefasto commercio porta inoltre a " distruggere governi, corrodendo la sicurezza economica e la stabilità delle Nazioni ".(65) Siamo qui in presenza di una delle sfide più urgenti con cui devono misurarsi molte Nazioni nel mondo: è infatti una sfida che pone in forse gran parte dei vantaggi ottenuti negli ultimi tempi per il progresso dell'umanità. Per alcune Nazioni in America, la produzione, il traffico ed il consumo di droghe costituiscono fattori compromettenti per il loro prestigio internazionale, perché riducono la loro credibilità e rendono più difficile quell'auspicata collaborazione con altri Paesi, che è tanto necessaria nei nostri giorni per lo sviluppo armonico di ogni popolo.

La preoccupazione per l'ecologia

25. " E Dio vide che era cosa buona " (Gn 1, 25). Queste parole che leggiamo nel primo capitolo del libro della Genesi, offrono il senso dell'opera da lui realizzata. Il Creatore affida all'uomo, coronamento di tutto il processo creativo, la cura della terra (cfr Gn 2, 15). Nascono da qui obblighi concreti per ogni persona in ordine all'ecologia. Il loro adempimento suppone l'apertura ad una prospettiva spirituale ed etica che superi gli atteggiamenti e " gli stili di vita egoistici che portano all'esaurimento delle risorse naturali ".(66)

Anche in questo settore, oggi tanto attuale, l'intervento dei credenti è quanto mai importante. E necessaria la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà con le istanze legislative e di governo per conseguire una protezione efficace dell'ambiente, considerato come dono di Dio. Quanti abusi e danni ecologici anche in molte regioni americane! Basti pensare all'incontrollata emissione di gas nocivi o al drammatico fenomeno degli incendi forestali, provocati talvolta intenzionalmente da persone mosse da interessi egoistici. Tali devastazioni possono condurre ad una reale desertificazione in non poche zone dell'America con le inevitabili conseguenze di fame e di miseria. Il problema si pone, con speciale intensità, nella foresta amazzonica, immenso territorio che interessa varie nazioni: dal Brasile alla Guyana, al Suriname, al Venezuela, alla Colombia, all'Ecuador, al Perù ed alla Bolivia.(67) E uno degli spazi naturali più apprezzati nel mondo per la sua diversità biologica, che lo rende vitale per l'equilibrio ambientale di tutto il pianeta.

 

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